Novembre 2007

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    De.licio.us

    Tol'ka c galosa - Soltanto dalla voce

    di photolanguage00org (22/11/2007 - 11:43)


    Come in un quadro di Cezanne

     

     

     

     

     

     

    Soltanto dalla voce (1983)
    Mauro Scacco

     

    In questa sala di biblioteca
    larga e fredda
    la vita è salire e scendere
    rumorose scale di
    gabinetto

    .....

     

     

     

    L’Artiglio del mostro serra la gola
    su occhi prosciugati
    cala un funebre sudario
    rosso sangue

    E’ l’insinuante pensiero irriducibile
    che misura tra cielo e terra
    il segreto della vita e del tempo
    che scopre gli orizzonti non visti

    Ora solo
    il breve sogno notturno
    può liberare dalla stretta della ragione
    inibitrice
    la nostra devastata primavera di uomini

     

     

     

     

     

     

    Bandiscono in strada
    la fede nel Dio onnipotente

    Una voce urlata al megafono
    sentenzia la condanna degli empi
    non finisce di spiegare agli uomini
    cosa realmente vogliano
    cosa realmente amino

    Quale sia
    realmente
    il corso naturale della vita

    ....

     

     

     

     

    Muoiono di droga in silenzio
    soldati del dolore
    per non concedere al nemico
    la gioia perversa di un lamento

    Ma è sgominata
    disperatamente
    la truppa delle tombe senza nome

    iscatolata nel marmo
    per soffocarne le grida

     

     

     

     

     

     

     

     

    Kathakali un idea di teatro

    Al margine del tempo reale
    prima del sole nuovo

    il vecchio artigiano si traveste da dio
    suscita lo spazio delle ombre di una vita
    precedente

    Sera per sera un palcoscenico eterno
    le mani muovono immagini

    si piegano ad esplorare
    i nodi irresoluti

    dell’esistenza

    ....

     

     

     

     

    Le parole incredule
    poi

    la fissità ostinata
    del silenzio

    Poi un silenzio di morte
    freddo e greve

    per scavare il fondo di uno sguardo
    limpido

    ....

     

     

     

     

    Un giorno mi presenterò a te
    come un altra persona

    senza essere
    riconosciuto

    Allora ti insegnerei lo sconcerto
    la macerazione

    di un attesa lunghissima

    ....

     

     

     

     

    Se il fuoco fosse eterno non ci sarebbero
    terra e natura

    Se il mondo fosse infinito bene
    non si potrebbe dire
    che esistano il male e la morte

    se non per il bene di chi
    resta

    Perchè il male temuto è una favola
    per la quale
    il fiore della ginestra dolce
    per il caprone appare a noi
    amaro

    Oggi paghiamo in offese e disillusioni
    un salvacondotto di vita futura
    tra l’umanità rigenerata

    Magari potessimo ancora coltivare
    testardi e risoluti
    questa sputtanata fede da
    ingenui

     

     

     

     

     

     

     

     

    (da Th.Hardy)

    Noi eravamo fermi presso un laghetto
    in quel giorno d’inverno

    e il sole era chiaro
    come ammaestrato da dio

    e qualche foglia giaceva sulla terra secca
    foglie cadute da un frassino e grigie
    I tuoi occhi su di me
    come occhi che scrutano
    un mistero svelato secoli fa

    e le nostre parole
    per chiedere chi avesse perso di più
    con il nostro amore

    Il sorriso sulla tua bocca
    era la cosa più morta
    vivo abbastanza per avere la forza
    di morire
    e una piega di amarezza lo sfiorava
    come uccello del malaugurio

    Da quel momento
    dure lezioni che l’amore inganna
    e uccide con le offese
    hanno insegnato a me la tua faccia
    e il sole maledetto da dio
    e un albero
    e un laghetto circondato di foglie grigiastre

     

     

     

     

     

     

     

     

    (da Osip Maendelstam)

    “Il parlamento democratico ne è testimone simili imprese non muoiono!”
    E si accende la pipa e si copre
    con una vestaglia

    mentre accanto giocano
    agli scacchi

    Ha cambiato il suo sogno ambizioso
    con una capanna

    al confine lontano della Siberia
    e con una pipa di schiuma stretta
    tra le labbra

    le labbra che dissero la verità
    nel mondo afflitto

    Per la prima volta rumoreggiavano le querce germaniche
    l’Europa piangeva tra le reti
    nere quadrighe si scatenavano
    in giochi trionfali

    Accadeva che il ponce azzurro
    ardesse nei bicchieri
    nel cupo strepito del samovar

    e l’amica renana sussurrasse appena
    l’amica chitarra della libertà

    “Ancora tuonano vive voci
    per la dolce libertà dei popoli!”

    Ma le stelle cieche non vogliono
    vittime

    è più degna l’uguale fatica
    di una vita tranquilla

    Tutto si è ingarbugliato

    e non c’è nessuno a dire

    che a poco a poco raggelando le menti
    tutto si è ingarbugliato
    ed è dolce ripetere
    Russia ,Lete, Lorelei

     

     

     

     

     

     

     

     

    Viviamo mia Lesbia
    ed amiamo

    e lo stentato mormorio dei vecchi
    sia per noi come il capriccio

    di un bimbo
    Il sole può levarsi e tramontare
    poi tornare a sorgere di nuovo

    ma al nostro breve giorno che tramonta
    succederà una notte lunghissima

    Allora dammi mille baci e ancora cento
    ed altri mille ,e quindi ancora cento

    poi mille insieme ,e ancora cento e cento
    E quando si conteranno a mille a mille
    li serberemo nello scrigno del cuore

    perché non li sfiori l’occhio della gente
    e si consumi per noi soli goccia a goccia
    il ribollente oceano dei baci

     

     

     

     


     

     

     

     

     

    Ho cresciuto i figli dell’assenza
    fiori opachi ombre specchiate

    della vita
    Anche tu mi sei nata,la sua figura il suo sguardo e
    mi capisci!
    Ti ho creata come una visione
    come un sogno segreto che stordisce e
    placa

    Ma insieme a te
    evocata con mani di carne

    potrei dividere non pace ed oblio
    solo uno stesso boccone
    amaro

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    All’ultima serata del festival dei poeti
    all’università
    vado via presto

    Sulla metropolitana la gente di sempre
    occhi che non si incontrano

    Siede davanti a me una donna
    non bella da vedere

    E’ giovane d’età ma invecchiata
    nel corpo
    nei capelli ha un vecchio fazzoletto bianco
    di seta
    una giacca di lana verde indosso
    da contadina

    Dalla borsa da viaggio mezza aperta
    spuntano una bottiglia di plastica di marca francese
    un cuscino unto legato
    con lo spago

    Non posso staccare lo sguardo da lei
    da quel volto indurito e
    spirituale

    Ora muove le braccia
    trova nella borsa
    un quaderno un pennarello blu

    Scrive
    scrive senza fermarsi ,con naturalezza
    con le grandi mani
    da contadina

    Io scendo ad una delle ultime fermate
    lei non si muove
    la testa china

    scrive

    Passerà la notte alla metropolitana
    se un berretto nero non le intimerà di
    uscire

    sui sedili di plastica dura e la testa poggiata su un lurido
    cuscino
    la poesia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Fontana di Trevi
    nel gruppo di giapponesi a comando
    ad offrire lattine di coca come lampade
    votive

    sono io l’ultimo della fila
    perfettamente oh perfettamente
    mimetizzato

    Eppure eppure
    tra i bianchi neri gialli malcomposti
    di un fantuzzi a buon mercato

    dove lontana dal mondo
    la terra dicono per il tramite del cielo
    si fa sole ed acqua
    io non mi so spiegare
    ancora non mi so spiegare

    perché a guardare bene l’acqua sembra
    nera

    ed è una smorfia triste il sorriso stampato tipo
    mi vuoi
    della giovane francesina

    Forse perché io non so
    oh
    io non so assolutamente pensare

    ai giapponesi senza il premio di produzione
    agli inglesi senza le malvinas
    agli argentini senza le falkland

    agli americani senza l’anticomunismo
    ai russi senza gli amici miei fuoriusciti di porta
    portese
    ai polacchi senza sentire il gracchiare della wrona
    a un paese straniero oh
    senza passaporto e senza
    posto di frontiera

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Centocinquanta cinquecento mille oggi impariamo a
    contare
    Millecinquecento duemila
    solo mille un incrociatore che poi è come
    dire
    mille paia di stivali senza cambio(sopra
    un incrociatore cosa cazzo vogliono camminare?)
    escluso il riciclaggio il cuoio si gonfia
    con l’acqua
    Solo mille un incrociatore cioè come a dire
    mille paia di pantaloni (solo mille pantaloni non
    duemila)
    mlle giubbetti antiproiettile (c’è parecchia umidità
    in giro)
    sempre mille elmetti di piombo
    al riparo dei colpi di sole e dei colpi di
    testa
    Fucili mitragliatori ,invece , un po’ più di
    mille
    la fabbrica è fidata però non si può mai
    dire
    e un uomo senza fucile amen

    Pallottole in tutto un milione
    cioè come a dire mille volte mille
    con quella mira da coscritti melium est
    abundare
    che vanno però moltiplicate a voler essere
    precisi
    per mille incrociatori così il totale mille più mille
    meno
    non è importante non è importante

    dovrebbe essere all’incirca mille volte mille volte
    mille
    Oggi finalmente oggi finalmente
    impariamo
    oggi finalmente impariamo a contare

    fino ad uno

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Tu non puoi esistere tutto intero
    tutto intero tu non puoi
    esistere

    Perché una oscura maledizione da sempre
    trattiene il tuo essere intero
    mentre cammina per la strada

    e la strada tua si restringe
    e la parte più enorme di te
    procede solo a forza

    sotto il peso insostenibile
    di una lenta abitudine

    Così ti abituerai a vivere e non avrai
    vita

    perché farai l’abitudine alla
    vita

    al sonno di tuo fratello sempre più
    agitato
    al tuo paese sempre più
    rispettabile
    ai tuoi amori sempre più
    quotidiani
    ai tuoi discorsi sempre più
    intonati
    alle tue domeniche sempre più pie

    Per un breve tratto procederai insieme al tuo essere
    intero
    da un ricordo lontano giungerà fino a te una voce di
    giustizia
    Per un breve tratto
    Perché tu non puoi vivere tutto
    intero
    tutto intero tu non puoi
    vivere

    Perché non lo permette la legge maledetta
    dell’uomo
    inchioderebbero sulla croce il tuo essere intero perché tutto
    intero tu saresti
    dio

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Per il ritorno in patria di Czeslaw Milosz
    Il poeta?
    il poeta è sempre un animale da preda (voi come osate chiamarvi
    poeta?)
    il poeta è sempre un uomo in esilio
    quando in patria sono revovati tutti i permessi di
    caccia
    Il poeta?
    In esilio il poeta è sempre un
    contadino (voi come osate chiamarvi
    poeta?)
    che pianta semi sotto la neve

    aspetta la buona stagione come il contadino
    la fioritura
    pazientemente aspetta che maturi il frutto della
    coscienza
    e ogni volta immancabilmente
    il frutto viene raccolto dal poeta
    contadino

    Il poeta?
    C.M.
    Poeta contadino animale da preda
    che torna a spargere il profumo della foresta
    la coscienza del suo popolo ha imparato a riconoscerne
    le tracce

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Mi hanno detto “non te la prendere,succede sempre con le donne-Fai come me,la
    prossima volta fagliela pagare!”
    L’amico parla spavaldamente,ammicca,ha provato
    la delusione ora pare che abbia fortuna
    con le donne
    Eppure...no,a me proprio non va..non son capace di ferire,forse soltanto per
    egoismo,perché chi ferisce gli altri uccide a poco a poco sé stesso...
    Così ho deciso,la prossima volta non vendicherò l’offesa ,solo dirò alla mia
    amica “ Amica dimmi,cosa è stato,io ti ho già perdonata ma tu ,perché l’hai
    fatto,tu perché hai voluto morire?

     

     

     

     

     

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